lunedì 23 gennaio 2012

Questa “famosa” dislessia: e’ davvero così difficile imparare a leggere?


La Dislessia evolutiva è un disturbo specifico di apprendimento che riguarda la capacità di leggere e scrivere in modo corretto e fluente. Si manifesta in bambini che non presentano disturbi neurologici, sensoriali o nella sfera emozionale/relazionale. La difficoltà di lettura può essere più o meno grave ed è spesso associata a difficoltà e/o veri disturbi nella scrittura (disortografia, disgrafia) e nel calcolo (discalculia). Tuttavia questi bambini sono di solito intelligenti, vivaci, creativi. Leggere e scrivere sono atti così semplici ed automatici che risulta difficile comprendere la fatica di un bambino dislessico. Egli può leggere e scrivere ma riesce a farlo solo impegnando al massimo le sue energie. Quando legge, ogni lettera, ogni sillaba, ogni parola è una grande difficoltà da superare, dato che l’automatismo visivo, la parola scritta globale non c’è nella sua mente… Perciò si stanca rapidamente, commette errori, rimane indietro, non impara. Per insegnanti e genitori c’è il rischio di giudicare erroneamente il bambino con dislessia come “pigro”,“distratto” e “svogliato” anche perché lui cercherà di evitare il più possibile le situazioni in cui gli si richiede di decodificare un testo scritto e assumerà per reazione atteggiamenti rinunciatari o di sfida, dovuti ad ansia da prestazione e ad uno scarso senso di autoefficacia.
Globalmente il profilo funzionale del bambino dislessico si presenta così: nella lettura sembra poco motivato e controlla la lunghezza del brano. Ha un duplice disorientamento: non conosce il contenuto di ciò che andrà a leggere e non sa se riuscirà ad appropriarsene. Spesso omette di leggere il titolo e quando comincia il brano appare incerto sulla velocità da dare alla propria lettura, è comunque privo di ritmo, aprosodico, non sfrutta le pause fisiologiche e trascura la punteggiatura. Anziché "riconoscere" le parole, deve "ricostruirle" una ad una, anche quando una parola è presente più volte nello stesso testo. Gli errori possono non essere molto numerosi, per lo più derivazionali, cioè riguardanti la parte finale delle parole e soprattutto le voci verbali e le parole più lunghe. In genere compie pochi errori sui sostantivi, di più sulle parti di collegamento (pronomi, congiunzioni, preposizioni articolate). Se invitato a leggere lentamente buona parte degli errori può essere corretta autonomamente. Considerando congiuntamente i tipi di errori presenti nella lettura e nella scrittura, i più frequenti si riferiscono a: - confusione fra lettere di forma simile ma diversamente orientate nello spazio; ad esempio u-n, b-d, p-q, nello stampatello minuscolo; o-a nel corsivo; - confusione fra fonemi simili, ad esempio f-v, c-g; - inversioni (ad esempio "li" per "il"); - omissione di lettere, sillabe o parole; - assimilazione di due parole ("lerondinelle" per "le rondinelle"),oppure divi­sione di una parola in due ("a diamo" per "andiamo"). La comprensione è di solito migliore della decodifica, soprattutto per brani non molto lunghi; spesso però le difficoltà nella decodifica finiscono per interferire anche con la comprensione per l'affaticamento, l'impegno e la conseguente sottrazione di risorse dai processi più strettamente cognitivi. Per quanto riguarda l’aspetto cognitivo, lo sviluppo risulta normotipico, accade però che i punteggi ai test di intelligenza siano frequentemente ai limiti inferiori della norma. Mediamente un buon livello intellettivo è tipico delle dislessie lievi, uno basso delle forme più gravi. Gli aspetti psicologici più rilevanti sono: scarsa voglia di fare, di impegnarsi in compiti cognitivi. Prevale un atteggiamento rinunciatario, poca fiducia nei propri mezzi ed un’immagine statica della propria intelligenza (impossibilità a perfezionarsi). Il problema è presente anche anteriormente ma è difficile evidenziarlo prima dell’acquisizione dell’automatismo della letto/scrittura. All'inizio della scuola l'atto cognitivo che attende il bambino diviene intrinsecamente complesso: la conoscenza si sposta dal mondo delle cose concrete a quello delle cose astratte (simboli acustici, grafici ecc.) legati da connessioni convenzionali. La dislessia evolutiva è una condizione funzionale che interessa tutto l'arco della frequenza scolastica. E’ necessario quindi fornire un aiuto ai nostri alunni fin dalle prime classi. L’obiettivo generale del percorso riabilitativo è quello di ottenere le migliori prestazioni compatibilmente con la dotazione funzionale di base. II disturbo di apprendimento spesso entra in conflitto con il principio fondante del mondo scolastico (esigenza e possibilità di apprendere) e proprio per questo presuppone una revisione della filosofia generale dell'intervento. II conflitto interessa tutti gli ambiti esperenziali del bambino: i rapporti interpersonali, i tempi generali delle acquisizioni scolastiche, i tempi esecutivi nei microprocessi operativi. La distanza è tra tempo soggettivo di lavoro e tempo oggettivo del mondo-scuola. Gli strumenti compensativi e dispensativi devono mirare a ridurre tale conflittualità. Il sovraccarico esercitato su una struttura cognitivamente e operativamente fragile è molto frequente e spesso comporta danni nell'assetto funzionale del bambino: non obblighiamolo ad uniformarsi artificiosamente ad un livello operativo non "suo". Il principio di fondo è quello di apportare una significativa semplificazione del compito. Può essere utile un approccio metacognitivo alla lettura: - facciamo precedere la lettura da una breve esposizione del contenuto; il lettore abile è tale a prescindere dal contesto e dall'argomento; il bambino dislessico, invece, non avendo un buon accesso alla parola, ha bisogno di aiuti contestuali per decodificare più facilmente le parole contenute nel testo (in base a criteri di probabilità, anticipazione ecc.) e liberare un po' di risorse dai processi di comprensione generale; - frazioniamo il suo impegno proponendogli brevi parti di un brano, lavorando per tempi limitati, riprendendo più volte il compito (frazionamento operativo e temporale); - è necessario che tesaurizzi ciò che sta capendo mentre legge (in modo da evitare la fatica della rilettura che è pari a quella della lettura) trasformando o riportando la lettura al suo primario significato di supporto alla memoria; il bambino deve essere guidato a effettuare una trasformazione mediatica passando a mezzi a lui più congeniali; - la sua valutazione anche in sede scolastica deve, per quanto possibile, prescindere dagli aspetti formali e centrare l'attenzione sul contenuto usando, ad es., i quiz o la formulazione di domande mirate piuttosto che l’esposizione libera. E’ molto importante insegnare ai piccoli alunni strategie differenti in funzione del compito che si trovano a svolgere. Non dimentichiamo il valore dell’apprendimento: è davvero costruttivo rendere esplicite le procedure, verbalizzarle, facendole sperimentare attivamente al bambino. La componente motivazionale è parte integrante della comprensione del valore sociale di un compito e costituisce la base per ogni rinforzo positivo; esplorare l'autovalutazione e le idee del bambino sull’esperienza di apprendere con la finalità di diventare più bravi, esprimere le proprie idee, comunicare con gli altri, compiacere i genitori, gli insegnanti e in primis se stesso! La diagnosi naturalmente può essere eseguita solo da specialisti, attraverso test specifici che permettono di evidenziare i soggetti con difficoltà significative nella correttezza, nella rapi­dità e nella comprensione di un testo. Prima si interviene con la logopedia e con attività didattiche appropriate e meglio è! L'autostima di questi bambini è duramente minacciata dagli insuccessi e dalla consapevolezza che, nonostante i loro sforzi, non riescono a raggiungere i risultati attesi... I nostri bambini hanno difficolà a scuola, ma possono essere addirittura geniali….sembra che personaggi come Einstein, Lennon, Leonardo fossero dislessici….

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