domenica 12 febbraio 2012

Mamma di ferro o mamma di pezza, questo è il problema?


Quando arriva un bambino all’interno di una famiglia questa va incontro, come sappiamo, a uno stravolgimento fisico ed emotivo. Soprattutto nel caso del primo figlio la coppia genitoriale si deve assestare su nuovi equilibri dettati anche da un primo periodo in cui madre e figlio costituiscono una diade. 
La diade madre bambino nei primi mesi ha sicuramente un valore concreto legato alle cure necessarie di nutrimento, igiene ecc. Secondo la teoria psicoanalitica durante il primo anno il bambino cerca il soddisfacimento delle sue pulsioni e quindi il piacere tramite la stimolazione della cavità orale. Questo soddisfacimento avviene principalmente dalla madre attraverso l’allattamento. Quindi alla base dell’attaccamento del piccolo alla madre ci sarebbe,secondo Freud, il soddisfacimento di una pulsione primaria come quella nutritiva, mettendo in secondo piano il soddisfacimento di una pulsione secondaria come quella affettiva.  
Questa teoria è stata messa in discussione e smentita da autori come Bowlby che invece hanno sottolineato l’importanza primaria della relazione affettiva nell’attaccamento tra madre e bambino nel primo anno di vita. Bowlby inoltre mutuando dei concetti dall’etologia evidenzia come l’attaccamento del piccolo alla madre abbia una funzione essenzialmente di protezione e favorisca la sopravvivenza dei cuccioli, in particolare per quelle specie i cui cuccioli sono immaturi alla nascita, come quella umana e non solo.  
Un esempio molto interessante di questo bisogno “biologico” di attaccamento agli adulti non solo per le funzioni nutritive ci viene fornito da una coppia di studiosi americani Harry Frederick e Clara Mears Harlow . Questi autori studiarono l’attaccamento delle scimmie rhesus in una maniera estremamente creativa. 
Gli autori allevarono in isolamento sociale alcuni esemplari di scimmie rhesus e li posero in gabbie con due surrogati o sostituti di madre. Un surrogato era la cosiddetta “fredda”, ovvero un una struttura di fil di ferro con una tettarella che dispensava latte; l’altro era la madre non nutritiva che era costituita da una sagoma rivestita di un panno caldo e soffice.  
In contrasto con la teoria freudiana per cui il legame di attaccamento e funzionale solo al soddisfacimento delle pulsioni primarie, i piccoli di scimmia passavano la maggior parte del tempo in prossimità della madre di stoffa, recandosi dalla madre fredda solo quando necessario per nutrirsi. Inoltre quando veniva introdotto nella gabbia un oggetto sconosciuto che suscitava paura correvano incontro alla madre “calda”.  
Risulta quindi importantissimo anche in specie non umane, e a mio parere ancor di più nell’uomo, l’importanza delle cure, della prossimità, del contatto della sensazione di protezione che offre l’attaccamento alla madre o in generale all’adulto oltre la necessità di nutrimento per lo sviluppo emotivo di un neonato.



Nessun commento:

Posta un commento