domenica 12 febbraio 2012

Quanto fa 3 per 3? OTTO!!!


Le tabelline croce e delizia di generazioni di studenti e di genitori che ne sottolineano l'importanza. E se non si imparano? Nell’immaginario comune, soprattutto di qualche anno addietro, ciò è dovuto alla scarsa applicazione, alla svogliatezza o al massimo alle scarse risorse cognitive.
È possibile che ci sia un altro motivo? La Neuropsicologia ci dice di si, ci dice che esiste tra i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) un disturbo chiamato Discalculia evolutiva. Questo tipo di problematica viene definita evolutiva proprio perché il bambino ha difficoltà ad apprendere alcune competenze aritmetiche, come avviene per le difficoltà di apprendimento della lettura e scrittura. Come per gli altri DSA anche nel caso della discalculia, i deficit conseguenti non sono causati da una difficoltà cognitiva generale (intelligenza) ma da una difficoltà specifica, la cui eziopatologia è stata individuata in significative modificazioni dell’attività delle cellule neuronali di alcune aree cerebrali.

La difficoltà nell’apprendimento delle tabelline, e in generale dei fatti aritmetici, è solo uno degli aspetti della discalculia; infatti si può presentare anche con altri deficit come la difficoltà nell’eseguire i calcoli, difficoltà nel sistema dei numeri (comprendere gli ordini di grandezza, la serialità, leggere o scrivere i numeri). I fatti aritmetici comprendono tutte quelle operazioni semplici che vengono eseguite a mente senza effettuare tutti i passaggi del calcolo, ovvero si accede direttamente al risultato, come infatti avviene per le tabelline o per calcoli come 6+4.
La Discalculia è il meno conosciuto e diagnosticato di tutti di DSA. Ciò che rende spesso difficile accorgersi precocemente di questa difficoltà e distinguerlo da una difficoltà più pervasiva delle abilità cognitive generali è il riverberarsi degli errori (che nascono da componenti specifiche delle competenze numeriche e aritmetiche come quelle evidenziate sopra)nei compiti più complessi e integrati tipici del curriculo scolastico. In altre parole, sebbene le difficoltà nascano dalla gestione non  automatica dei fatti aritmetici e/o dalla difficoltà nell’acquisizione ed esecuzione degli algoritmi di base delle operazioni, spesso non emergono finchè i compiti richiesti non diventano più complessi. Nei compiti più semplici è infatti possibile utilizzare strategie di conta semplici ma molto dispendiose in termini di tempo ed energie come ad esempio la conta sulle dita anche per le tabelline (per eseguire 3X4 conterò sulle dita quattro volte il numero tre) ed ottenere un risultato corretto. In compiti più complessi occorre però impiegare il tempo e le capacità attentive per altre attività e questo rende le attività semplici maggiormente soggette ad errori e rende difficile portare a compimento i compito. La conseguenza di tutto ciò è una prestazione scolastica che peggiora andando avanti nel percorso scolastico e una difficile individuazione precoce di questo disturbo.
Ma si può fare qualcosa per questo problema, per aiutare questi bambini? Sicuramente si!! È possibile lavorare con questi bambini per aiutarli a recuperare delle competenze e rendere la loro vita scolastica meno faticosa e sicuramente più produttiva. Ciò che è più difficile è individuare il tipo di trattamento necessario, anche perché a livello scientifico pochi studi si sono addentrati in questo ambito.
Un’indicazione generale riguarda però la specificità del training eseguito. Sebbene molto superficialmente abbiamo visto che la discalculia si può manifestare con diversi deficit non tutti necessariamente presenti. Un’analisi attenda dei deficit presenti e la conoscenza del modello neuropsicologico e quindi della sottostante funzione compromessa, permette di costruire un training mirato per quella specifica difficoltà (che appartiene ad un bambino e forse non ad un altro) e quindi di concentrare gli sforzi sia del bambino che dell’operatore solo sulla funzione danneggiata, usando le competenze risparmiate come punto di forza.

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