Le tabelline croce e delizia di generazioni di studenti e di genitori che ne sottolineano l'importanza. E se non si imparano?
Nell’immaginario comune, soprattutto di qualche anno addietro, ciò è dovuto
alla scarsa applicazione, alla svogliatezza o al massimo alle scarse risorse
cognitive.
È possibile che ci sia un altro
motivo? La Neuropsicologia ci dice di si, ci dice che esiste tra i Disturbi
Specifici dell’Apprendimento (DSA) un disturbo chiamato Discalculia evolutiva. Questo
tipo di problematica viene definita evolutiva proprio perché il bambino ha
difficoltà ad apprendere alcune competenze aritmetiche, come avviene per le
difficoltà di apprendimento della lettura e scrittura. Come per gli altri DSA
anche nel caso della discalculia, i deficit conseguenti non sono causati da una
difficoltà cognitiva generale (intelligenza) ma da una difficoltà specifica, la
cui eziopatologia è stata individuata in significative modificazioni
dell’attività delle cellule neuronali di alcune aree cerebrali.
La difficoltà nell’apprendimento
delle tabelline, e in generale dei fatti aritmetici, è solo uno degli aspetti
della discalculia; infatti si può presentare anche con altri deficit come la
difficoltà nell’eseguire i calcoli, difficoltà nel sistema dei numeri
(comprendere gli ordini di grandezza, la serialità, leggere o scrivere i numeri).
I fatti aritmetici comprendono tutte quelle operazioni semplici che vengono
eseguite a mente senza effettuare tutti i passaggi del calcolo, ovvero si
accede direttamente al risultato, come infatti avviene per le tabelline o per
calcoli come 6+4.
La Discalculia è il meno
conosciuto e diagnosticato di tutti di DSA. Ciò che rende spesso difficile
accorgersi precocemente di questa difficoltà e distinguerlo da una difficoltà
più pervasiva delle abilità cognitive generali è il riverberarsi degli errori (che
nascono da componenti specifiche delle competenze numeriche e aritmetiche come
quelle evidenziate sopra)nei compiti più complessi e integrati tipici del
curriculo scolastico. In altre parole, sebbene le difficoltà nascano dalla
gestione non automatica dei fatti
aritmetici e/o dalla difficoltà nell’acquisizione ed esecuzione degli algoritmi
di base delle operazioni, spesso non emergono finchè i compiti richiesti non
diventano più complessi. Nei compiti più semplici è infatti possibile
utilizzare strategie di conta semplici ma molto dispendiose in termini di tempo
ed energie come ad esempio la conta sulle dita anche per le tabelline (per
eseguire 3X4 conterò sulle dita quattro volte il numero tre) ed ottenere un
risultato corretto. In compiti più complessi occorre però impiegare il tempo e
le capacità attentive per altre attività e questo rende le attività semplici
maggiormente soggette ad errori e rende difficile portare a compimento i
compito. La conseguenza di tutto ciò è una prestazione scolastica che peggiora
andando avanti nel percorso scolastico e una difficile individuazione precoce
di questo disturbo.
Ma si può fare qualcosa per
questo problema, per aiutare questi bambini? Sicuramente si!! È possibile
lavorare con questi bambini per aiutarli a recuperare delle competenze e
rendere la loro vita scolastica meno faticosa e sicuramente più produttiva. Ciò
che è più difficile è individuare il tipo di trattamento necessario, anche
perché a livello scientifico pochi studi si sono addentrati in questo ambito.
Un’indicazione generale riguarda
però la specificità del training eseguito. Sebbene molto superficialmente
abbiamo visto che la discalculia si può manifestare con diversi deficit non
tutti necessariamente presenti. Un’analisi attenda dei deficit presenti e la
conoscenza del modello neuropsicologico e quindi della sottostante funzione
compromessa, permette di costruire un training mirato per quella specifica
difficoltà (che appartiene ad un bambino e forse non ad un altro) e quindi di
concentrare gli sforzi sia del bambino che dell’operatore solo sulla funzione
danneggiata, usando le competenze risparmiate come punto di forza.
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