Reuven Feuerstein ci ha sempre creduto, anche quando pochi al mondo (intorno agli anni ‘50) credevano che il cervello fosse modificabile, soprattutto passati i primissimi anni di vita. Lo psicologo israeliano invece ci credette così intensamente da creare un metodo di lavoro che si basava proprio su questo assunto: il cervello è modificabile e quindi tutti possiamo migliorare le nostre prestazioni cognitive, dai soggetti con sviluppo normotipico alle persone con ritardi cognitivi.
Grazie ai progressi della scienza e della tecnologia adesso è possibile utilizzare strumenti come ad esempio la fRMN, ovvero le risonanza magnetica funzionale, e altre che permettono di vedere come il cervello lavora e i mutamenti che subisce anche a livello strutturale. Questi studi hanno evidenziato come il nostro cervello è plastico anche da adulti e come a seconda delle esperienze cui va incontro si modifica e si riorganizza. Ad esempio si riorganizza a seguito di un danno cerebrale come una ischemia, “insegnando” al alcune aree a sostituire le funzioni prima eseguite dalle aree danneggiate; oppure cambia la rappresentazione di certe zone del corpo a seguito di stimolazioni specifiche (studi di Merzenich e colleghi); oppure ancora cambia a seguito di trattamenti psicoterapici.
E allora forti anche dei dati scientifici bisogna essere sempre più fiduciosi che ogni persona può compiere un percorso per migliorare le proprie capacità e in particolare che i bambini con difficoltà possono dare e migliorare più di quello che crediamo. Tutto ciò nella consapevolezza che migliorare non sempre è sinonimo di guarigione ma sicuramente porta a migliore qualità della vita e a prestazioni sempre nuove da scoprire.
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