Chi
di noi non ha mai provato la sensazione di sentirsi inadeguato in un momento
della sua vita, di non essere capace di fare qualcosa? Con buona probabilità è un vissuto
che appartiene ad ognuno di noi e che ognuno di noi ha contrastato e superato
grazie all’immagine che ci si è costruiti nel corso della vita, grazie a tutte
le esperienze positive e di “capacità” che si sono sperimentate.
Un
bambino dislessico, o in generale con un disturbo specifico dell’apprendimento,
sperimenta giorno per giorno la frustrazione scolastica, la sensazione di
incapacità, di non riuscire nonostante gli sforzi e la volontà, nonostante le
buone capacità cognitive. Giorno dopo giorno questo vissuto influenza la
costruzione dell’immagine di sé, l’autostima e l’idea delle proprie capacità e
possibilità.
Per
questo motivo è facile comprendere come la dislessia, e in generale tutti i
disturbi specifici dell’apprendimento, si presentano frequentemente associati a
disturbi emotivi e comportamentali; il DSM IV elenca tra i sintomi associati ai
DSA: demoralizzazione, scarsa autostima e deficit nelle capacità sociali.
I
bambini con deficit specifici dell’apprendimento sviluppano spesso
atteggiamenti e vissuti di tipo depressivo in conseguenza dell’insuccesso
scolastico e della concomitante formazione di idee autosvalutanti.
Alcuni
autori italiani (es. Penge e Mazzoncini, 2001) sottolineano che esiste il rischio di
sottovalutare la portata dei problemi psicopatologici che compaiono nel quadro
clinico dei DSA: la depressione, i disturbi d’ansia, i disturbi di
esternalizzazione, nello specifico i disturbi della condotta e i disturbi
oppositivo-provocatori. In particolare il rischio sussiste se ci si limita a
valutare i DSA come una discrepanza tra le performance specifiche (lettura,
scrittura) e il livello intellettivo.
I
disturbi psicopatologici sono spesso stati ipotizzati come conseguenza del
disagio sperimentato in seguito all’insuccesso dei soggetti con DSA, ma la
compresenza di disturbi psicopatologici e DSA è così frequente da aver spinto a
dubitare della relazione causa effetto tra i due disturbi.
E' importantissimo sottolineare però come lo sviluppo di una
psicopatologia, sebbene frequente, NON è un esito inevitabile ed esistono
numerose variabili che possono influire, in maniera positia e protettiva, come ad esempio la segnalazione
precoce, una presa in carico terapeutica valida e continuativa,
l’organizzazione di base della personalità, le variabili familiari (Penge &
Mazzoncini, 2001).
Inoltre non sempre un
disagio derivato dalla comprensibile sofferenza sperimentata da un soggetto con
DSA, che sente lo stacco tra le sue competenze cognitive e alcune competenze
strumentali, deve mutarsi in psicopatologia. L’assenza però di una franca
patologia non deve far sottovalutare l’influenza che il disturbo ha sulla
costruzione dell’idea di sé, delle proprie capacità e delle proprie possibilità
che il bambino sviluppa.
È molto importante
indagare ed eventualmente sostenere l’autostima e il concetto di sé dei bambini
cui è stato diagnosticato un DSA, sia per prevenire il possibile sviluppo di
una psicopatologia che per permettere un corretto sviluppo della personalità e
di esprimere in diversi ambiti le potenzialità che questi bambini hanno.
Nessun commento:
Posta un commento