domenica 12 febbraio 2012

Dislessia e Autostima


Chi di noi non ha mai provato la sensazione di sentirsi inadeguato in un momento della sua vita, di non essere capace di fare qualcosa? Con buona probabilità è un vissuto che appartiene ad ognuno di noi e che ognuno di noi ha contrastato e superato grazie all’immagine che ci si è costruiti nel corso della vita, grazie a tutte le esperienze positive e di “capacità” che si sono sperimentate.
Un bambino dislessico, o in generale con un disturbo specifico dell’apprendimento, sperimenta giorno per giorno la frustrazione scolastica, la sensazione di incapacità, di non riuscire nonostante gli sforzi e la volontà, nonostante le buone capacità cognitive. Giorno dopo giorno questo vissuto influenza la costruzione dell’immagine di sé, l’autostima e l’idea delle proprie capacità e possibilità.
Per questo motivo è facile comprendere come la dislessia, e in generale tutti i disturbi specifici dell’apprendimento, si presentano frequentemente associati a disturbi emotivi e comportamentali; il DSM IV elenca tra i sintomi associati ai DSA: demoralizzazione, scarsa autostima e deficit nelle capacità sociali. 
I bambini con deficit specifici dell’apprendimento sviluppano spesso atteggiamenti e vissuti di tipo depressivo in conseguenza dell’insuccesso scolastico e della concomitante formazione di idee autosvalutanti.
Alcuni autori italiani (es. Penge e Mazzoncini, 2001) sottolineano che esiste il rischio di sottovalutare la portata dei problemi psicopatologici che compaiono nel quadro clinico dei DSA: la depressione, i disturbi d’ansia, i disturbi di esternalizzazione, nello specifico i disturbi della condotta e i disturbi oppositivo-provocatori. In particolare il rischio sussiste se ci si limita a valutare i DSA come una discrepanza tra le performance specifiche (lettura, scrittura) e il livello intellettivo.
I disturbi psicopatologici sono spesso stati ipotizzati come conseguenza del disagio sperimentato in seguito all’insuccesso dei soggetti con DSA, ma la compresenza di disturbi psicopatologici e DSA è così frequente da aver spinto a dubitare della relazione causa effetto tra i due disturbi.
E' importantissimo sottolineare però come lo sviluppo di una psicopatologia, sebbene frequente, NON è  un esito inevitabile ed esistono numerose variabili che possono influire, in maniera positia e protettiva, come ad esempio la segnalazione precoce, una presa in carico terapeutica valida e continuativa, l’organizzazione di base della personalità, le variabili familiari (Penge & Mazzoncini, 2001).
Inoltre non sempre un disagio derivato dalla comprensibile sofferenza sperimentata da un soggetto con DSA, che sente lo stacco tra le sue competenze cognitive e alcune competenze strumentali, deve mutarsi in psicopatologia. L’assenza però di una franca patologia non deve far sottovalutare l’influenza che il disturbo ha sulla costruzione dell’idea di sé, delle proprie capacità e delle proprie possibilità che il bambino sviluppa.
È molto importante indagare ed eventualmente sostenere l’autostima e il concetto di sé dei bambini cui è stato diagnosticato un DSA, sia per prevenire il possibile sviluppo di una psicopatologia che per permettere un corretto sviluppo della personalità e di esprimere in diversi ambiti le potenzialità che questi bambini hanno.

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