L’ADHD, ovvero l’acronimo inglese
per disturbo di attenzione con iperattività, è una patologia molto complessa
che comporta diversi sintomi che non sono esclusivamente collegati al continuo movimento o
alla distrazione. Per poter effettuare una diagnosi sono necessarie condizione
specifiche, come la persistenza dei sintomi per almeno 6 mesi e la presenza
degli stessi in più di un contesto (ovvero deve manifestare gli stessi
comportamenti ad esempio sia a scuola che a casa, sia con i genitori che con i
nonni). In termini descrittivi questi bambini non solo amano correre e non
prestano attenzione a scuola, ma spesso non riescono a controllare i loro
movimenti, passano da una attività all’altra anche quando questa è per loro
piacevole, difficilmente si rendono conto del pericolo che corrono eseguendo
alcune attività (arrampicarsi ecc.) tanto per fare degli esempi.
Teorie abbastanza recenti
(Barkley, 1999) hanno chiarito che questo disturbo non è solo un disturbo di
attenzione e deriva da un difetto evolutivo nei circuiti cerebrali che stanno
alla base dell’inibizione e nell’autocontrollo (alcune delle Funzioni Esecutive). È proprio questa mancanza di
autocontrollo che pregiudica altre funzioni come la capacità di mantenere
l’attenzione ma anche quella di posticipare le gratificazioni e di saper
aspettare in previsione di una maggior vantaggio. Questi ultimi punti sono
molto importanti per i genitori che si trovano a dover interagire con bambini
con ADHD. Molti dei nostri consueti strumenti educativi spesso, infatti, si
basano su promesse di premi e punizioni, senza specifiche definizioni
temporali, in funzione dei comportamenti messi in atto, ma per questi bambini
queste tecniche sono fallimentari. Fare i compiti in attesa del premio promesso
è praticamente impossibile per un bambino con ADHD, non solo ha difficoltà a
mantenere l’attenzione necessaria per eseguire il compito, ma ha anche il
problema di non riuscire a controllare per esempio l’impulso a alzarsi. Inoltre
non trova giovamento dall’idea che poi (senza un aspecifica definizione
temporale)avrà un premio perché ha difficoltà a prevedere ciò che serve per
ottenere lo scopo e ha molte difficoltà ad aspettare il tempo necessario e posporre
la risposta motoria ad un evento qualsiasi (anche non collegato al compito che
si sta eseguendo).
Le difficoltà di questi bambini
come abbiamo visto non sono legate a problemi educativi, caratteriali o di
scarsa motivazione ma ad una patologia del cervello per cui alcune aree che
controllano l’attenzione e la capacità di controllo non lavorano nella maniera
corretta. Ciò che potrebbe aiutare questi bambini è un ambiente più
controllato, con meno distrazioni, e un sistema educativo che renda più
frequenti e immediate le conseguenze delle azioni e più ravvicinati premi. È
utile fornire anche le strategie di esecuzione dei compiti. In altre parole i
bambini generalmente imparano ad eseguire alcuni compiti iniziano da piccoli a
“dettarsi” i passi da compiere a voce alta, per poi rendere questi passaggi interni
e automatici. I bambini con ADHD hanno difficoltà ad concepire ed esprimere
questi passaggi; risulta quindi utile renderli espliciti e fornire loro la
strategia di esecuzione. È inoltre molto importante per aiutare questi bambini
che scuola, genitori e operatori cooperino fornendo al bambino lo stesso tipo
di input per aiutarlo a non aumentare la confusione nella gestione di un
compito e per automatizzare una strategia funzionale.
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